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Per la XXIII Edizione 2007 del Premio Hemingway, la Giuria ha così motivato l'attribuzione a Folco Quilici


premio hemingway
 

Dagli abissi del mare alle alte cime, passando per siti archeologici, paesaggi fluviali, foreste, architetture, si dipana l'avventura di Folco Quilici, nato a Ferrara nel 1930, "figlio d'arte". Il padre era il noto giornalista e storico Nello, direttore del "Corriere Padano", morto nel tragico volo con Balbo nel cielo di Tobruk nel 1940; la madre, Mimì Bozzacchi, era una sensibile pittrice. E l'avventura di Folco è stata animata da una sensibilità intellettuale e umana non comuni, nonché da quel desiderio di conoscenza che inducono a cercare luoghi inesplorati, per poi testimoniare, con gli strumenti che sono propri del viaggiatore (macchina da presa e penna), al pubblico, il frutto delle scoperte fatte.

E' quindi attraverso i documentari cinematografici e televisivi, non meno che con i servizi su grandi giornali e con i libri, che Quilici è stato e continua a essere affascinante accompagnatore in luoghi e in storie sconosciuti.

300 sono i film di medio e corto metraggio realizzati, una trentina i libri pubblicati, mentre non si contano i premi ricevuti in patria e all'estero. E basta scorrere i titoli di documentari e testi per rendersi conto dell'ampiezza degli interessi del nostro. Il mio Mediterraneo (Mondadori 1992), Le Americhe (Mondadori 1993), India (SEI 1976), Alta profondità (Mondadori 1999), Tobruk 1940. La vera storia della fine di Italo Balbo (Mondadori 2004), Amundsen (Piemme 1998), sono alcuni dei titoli più significativi della sua produzione libraria, mentre, fra le pellicole, ecco "Gauguin", "La Primavera del Botticelli", "I mille giorni di Firenze" sull'alluvione del 1966; infine, "L'Italia dal cielo", 14 film ai quali collaborano Calvino, Sciascia, Silone, Praz, Piovene, Comisso.

Possiamo dire in conclusione, che in lui sia stato evidenziato ad altissimi livelli il rapporto uomo-natura, uomo-storia, uomo-arte.

(8 settembre 2007)