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Folco Quilici
Filmografia
 

 

"Yacht Digest"
n. 119 - luglio 2003

SOTT'ACQUA COME UN ALPINISTA

intervista di Désireé Sormani

"Il mio rapporto con il mare è da "alpinista", perché è basato sull'esplorazione dei suoi fondali. Con le bombole, il salire e scendere lungo le barriere di roccia e di corallo fa assomigliare molto l'attività subacquea all'alpinismo, ovviamente senza l'impiccio delle corde, dei moschettoni, dei chiodi. Nell'immersione si trova il vero fascino del mare.

"Da bambino soffrivo molto perché venivo portato nelle noiose spiagge adriatiche; poi un ragazzino mi raccontò le sue vacanze all'Elba e mi spiegò che cos'era il mare di scogli. Nel '48 (avevo 18 anni) andai in Sardegna: il paesaggio, le rocce, le baie; tutto era stupendo. Scoprii soprattutto la dimensione di andare sott'acqua. Nell'immersione si è liberi da tutto, anche dal proprio peso (altro aspetto non indifferente di gioia); è anche la soddisfazione del volo umano, perché diventi un essere che si libra senza essere soggetto alla forza di gravità. È una gioia infinita. Ma lo è anche una traversata in barca, affrontare un mare difficile, ancorare in una bella baia. Dal 1950 trascorro almeno un mese all'anno in barca; è un appuntamento al quale io e mia moglie non rinunciamo. Ho una barca a motore (si chiama Yavanos) che ha 37 anni d'età, attrezzata di apparecchiature per le fotografie, per le riprese sott'acqua e di tutto ciò che è necessario alle immersioni e alle ricerche archeologiche (dalle quali sono nati miei ultimi quattro romanzi, compreso l'ultimo che uscirà a settembre). In mare ho vissuto momenti bellissimi ed è difficile dire quale mi è più rimasto nel cuore. Ricordo un'immersione in Turchia: a 70 metri di profondità c'è un relitto di un'imbarcazione controllatissimo e inesplorabile, considerato il più antico reperto archeologico del Mediterraneo; quando mi recai per esplorarlo mi negarono il permesso, mi sequestrarono persino l'attrezzatura. Ma il giorno dopo, l'archeologo capo degli scavi ebbe pietà di me e mi accompagnò sul fondo a vederlo: non c'è nulla di peggiore che immergersi a 70 metri con l'attrezzatura altrui! Scattai due rullini di fotografie... che mi requisirono all'uscita. Ma la gioia e l'emozione di trovarsi davanti a un relitto che navigava mille anni prima della nostra età in un ambiente come pietrificato... è stata una cosa fantastica.

"Ho scritto in passato molti saggi sul Mediterraneo, sul Pacifico, sull'Atlantico e anche sull'Artico e l'Antartico, tutti ebbero un gran successo; ma oggi quel tipo di saggistica è rischioso: ci vogliono circa tre anni per pubblicarne uno (tra viaggio, stesura del testo, stampa e presentazione) e, con la velocità in cui si susseguono i fatti e le nuove scoperte, possono diventare superati ancor prima della loro uscita in libreria. Con i romanzi questo non avviene, se si utilizzano eventi ben datati nel tempo. Nei miei libri di narrativa ("Alta profondità", "L'abisso di Hatutu", "Mare rosso") i fatti di sfondo sono tutti reali e più che ufficiali; è la trama che è fantasia. Da bambino leggevo con avidità tutti i classici: "Capitani coraggiosi", "Il Corsaro nero", "Sandokan". Poi, tra i 14 e i 15 anni, nel periodo della guerra quando non potevo far altro che leggere, arrivò per me l'era degli Stevenson, dei Melville, dei Conrad e così via. Oggi preferisco leggere romanzi di mare, dai quali parte ogni mio lavoro. Ma tra i moderni mi piace molto il danese Björn Larsson.

Ai lettori di Yacht Digest consiglio di leggere in sequenza tutti i libri di Patrick O'Brian: è il modo migliore per scoprire l'epopea della marineria a vela".