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"Il Messaggero"
26 novembre 2002 LA NUOVA FERDINANDEA Sì, il professor Boschi ha ragione nel "non escludere" la riemersione dell'isola Ferdinandea, un'isola tra Sicilia e Africa che c'è e non c'è. Ora è solo un "banco", un cumulo di rocce sommerse nate dall'instabilità geologica che caratterizza il Mediterraneo. Eventi che videro sprofondare nel canale istmi, nascere isole vulcaniche, formarsi banchi simili a montagne, databili da sessanta a ottanta milioni d'anni fa. Questo "banco", invece, si è formato in termini di tempo geologico, solamente ieri ed ha preso corpo in un'isola oggi solo ricordo di una terra-fantasma. Venne alla luce quando un miscuglio di fango, pomice, lapilli e lava emerse al largo di Marsala, il 9 Agosto del 1831. Poco più grande del Piazzale della Stazione Termini, destò subito brame territoriali. Era ancora fumante che già un coraggioso capitano di vascello della marina borbonica vi piantò la bandiera di Re Ferdinando intitolando a lui la nuova terra. Rimasero male gli inglesi che avrebbero voluto veder sventolare sull'isola l'"Union Jack", ma ebbero timore dei cannoni borbonici. Sul posto, intanto, giunsero cartografi e geografi che s'affrettarono a disegnare la forma e a precisare la posizione del neonato territorio ferdinandineo. Quei documenti sono oggi cimeli insostituibili, perché quell'isola, poco tempo dopo essere apparsa in mare, dallo stesso venne inghiottita. Oggi è solo una piramide che sale sino a poco meno di venti metri dalla superficie del mare, meta di subacquei curiosi (qualcuno, dice il professor Boschi, ha piantato laggiù una bandiera italiana impermeabile!). Seguendo le balze dell'isola scomparsa, ho raggiunto cavità profonde, tortuosi labirinti formati dalle concrezioni sconvolte di lava solidificata. Al loro interno ho visto con quanta fantasia le acque del mare hanno modellato ciò ch'era nato dal fuoco. Perforata in tutte le direzioni, la sommersa isola Ferdinandea, sembra una immensa spugna pietrificata coperta di policrome spugne vive. E le anfrattuosità si rivelano rifugio perfetto per la fauna marina stanziale, presente in gran quantità e varietà di specie in questo labirinto profondo dove non è stata mai disturbata. Tornando brevemente alla dichiarazione del professor Boschi sull'ipotesi di una Ferdinandea rediviva e considerando i sussulti mai interrotti del Mediterraneo centrale e il nervosismo (a dir poco) dell'Etna di questi giorni, non ci sarebbe da stupirsi se il fenomeno si verificasse. E non sarebbe un caso unico. In Indonesia un'altra isola, Krakatoa, un tempo crebbe in mare e poi scomparve e oggi rinasce. Venne annientata per la maggiore esplosione vulcanica tramandata a memoria d'uomo, all'alba del 26 agosto 1883, quando l'orologio geologico del nostro pianeta, decretò fosse il momento per scatenare l'apocalisse. Le pareti di roccia dell'isola si sgretolarono per un devastante terremoto, le acque precipitarono nelle fenditure, l'Oceano e il magma vennero a contatto. Alle 10 e 2 minuti l'intera Krakatoa si disintegrò e una nube si alzò in cielo sino a ottantamila metri. Il primo boato e i successivi s'udirono in Australia e nel Madagascar a oltre 4.000 chilometri di distanza. Nel Pacifico, a 3.900 chilometri, il Comandante di una nave americana suppose fosse scoppiata una battaglia navale e si chiese stupito chi fossero i contendenti. Il Mar della Sonda si sollevò a causa dell'eruzione, tutto travolgendo. Il vapore Berouw fu scagliato a oltre due chilometri dalla costa, nelle foreste all'interno di Sumatra; e sull'isola s'abbattè il maremoto investendo villaggi, piantagioni, boschi. Le acque spazzarono e inghiottirono ogni forma di vita. A decine di miglia dall'isola esplosa, caddero macigni di varie tonnellate. E' quel ricordo a mettere paura oggi. Ci si è resi conto che il gigante esploso non morì, quel giorno; era solo momentaneamente scomparso, per riapparire cent'anni dopo. Un cumulo di cenere e fango continua a crescere dal fondo marino di cento metri ogni mese. Perché una simile rinascita non potrebbe ripetersi nel Mediterraneo offrendoci la sorpresa di una nuova Ferdinandea? Se l'isola irrequieta promette di tornare alla luce senza provocare devastanti cataclismi sarà ben accetta nel mare d'Italia. Folco Quilici |
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