"Isole&Isole"
agosto 2000
"ASINARA"
In settimane remote del 1948 con un gruppo d'amici reduci dalla dura
battaglia della licenza liceale, piantammo tre tende in uno dei luoghi
che ricordo come il più bello visto nel Mediterraneo: l'allora
disabitata Capo Testa, in Sardegna. Là restammo tre mesi vivendo
di pesca ma anche, per quanto mi riguardava, scattando fotografie e girando
il mio primo film subacqueo.
In un giorno di quella lunga estate una grossa motobarca buttò
l'àncora davanti al faro di Capo Testa; era un battello di servizio
tra i vari impianti costieri, il suo prossimo scalo sarebbe stato al faro
di Punta Scorno, all'Asinara per rifornimenti e cambio di personale.
Ottenemmo di poterci imbarcare. E fu così che vidi per la prima
volta la magica isola che sarebbe poi stata "proibita" a tutti
per lunghi decenni (era già allora la Colonia Penale, ma non ancora
di "massima sicurezza").
E' uno dei ricordi favolosi di quell'anno tutto splendido, sia perché
avevamo diciotto anni, sia perché eravamo stati ammessi in un vero
paradiso naturale. E lo conoscemmo bene perché il Direttore del
carcere (chiamato dai suoi dipendenti il "Governatore"), ci
concesse di compiere varie perlustrazioni usando la sua carrozza a cavalli.
Quando mi accade di raccontare di quell'estate in Sardegna di cinquantadue
anni fa, la prima reazione che ascolto è: "Chissà quanto
erano ricchi i fondali marini in quel momento!".
Ebbene, no. Per quanto possa sembrare incredibile quei fondali sono senz'altro
più ricchi oggi, quanto meno nelle zone protette. Nel '48, con
la Seconda Guerra Mondiale finita da poco era facile acquistare "saponette"
di esplosivo e così i pescatori per faticare poco e raccogliere
molto, con l'esplosivo seminavano strage. Anche per questo, in luoghi
come all'Asinara, dove nasce una Riserva (o dove è già nata,
come ad Ustica) si vede oggi un Mediterraneo più popolato di allora.
Andare sott'acqua nei fondali attorno all'isola è già possibile,
le immersioni sono permesse a sette Diving che partono da Porto Torres
e da Stintino.
Il nome Asinara (cinquantadue chilometri
quadrati, diciassette di lunghezza da Punta Barbarossa a Punta Scorno)
non ha niente a che vedere con gli asini; ma deriva da sinualia. Così
i naviganti romani la definirono descrivendola come "serpente sinuoso
di rocce".
Qui le tracce dell'uomo risalgono però, a molto prima del tempo
romano. Datano da oltre tremila anni con le domus de yana, luoghi di sepoltura
scavati nella roccia (la parola yana, sta per strega: domus de yanas,
ovvero "casa delle streghe"). Successivamente vennero qui stabilite
basi fenice, puniche, romane. Tra la fine del medioevo e l'inizio dell'età
moderna, l'isola ospitò una sorta di comunità multi-tirrenica:
all'interno, pastori sardi che custodivano il bestiame dei nobili sassaresi;
sulla costa a nord pescatori giunti dalla Liguria, riuniti nel piccolo
borgo di Cala Oliva. E in vari ancoraggi, i corallari di Torre del Greco.
Questo periodo ebbe fine quando l'isola, meta di continue incursioni saracene,
venne abbandonata e all'Asinara rimasero solo pochi monaci (erano Camaldolesi,
i primi a tentare lo sfruttamento agricolo dell'isola).
Nel 1200, venne eretta dai Doria, la fortificazione detta "il Castellaccio"
che nel 1500 diventò base del Barbarossa, grande corsaro della
storia mediterranea.
Nel '600 vennero erette dagli Aragonesi tre torri di vigilanza; controllavano
l'accesso alle "acque interne" del nord Sardegna e con segnali
di fuoco o di fumo segnalavano alle torri sulla costa, eventuali pericoli
di razzie.
Molto più tardi, al tempo della prima guerra mondiale, vennero
sbarcati all'Asinara ventiquattromila prigionieri di guerra; vissero in
condizioni bestiali, ebbero migliaia di morti che giacciono in un ossario
al centro dell'isola.
Ricordi di dolore e di morte sono cancellati nella luce accecante del
sole, dal riflesso dai graniti, dalle sabbie candide e dallo specchio
delle acque.
Nella costa bassa dell'isola, rivolta verso l'interno del Golfo dell'Asinara,
si distendono le spiagge più belle, tesori da salvaguardare scrupolosamente,
per le più importanti evitando la presenza dell'uomo. Al visitatore
viene concesso però di raggiungere liberamente Cala Serena, spiaggia
in grado di competere con le meraviglie dell'intera Sardegna.
Altre sorprese attendono il visitatore. Ad esempio l'incontro con gli
asinelli bianchi discendenti di tre femmine e un maschio importati nell'isola
e moltiplicatisi. Così come il cinghiale, riprodottosi però,
troppo velocemente, tanto da arrecare oggi non pochi danni all'habitat
naturale.
Gli uccelli sono di numerose specie, "gazze", "gallinelle
d'acqua", "germani reali", oltre a altre specie minori.
Raro il "marangone del ciuffo" uccello marino, più piccolo
del cormorano. Nidifica all'Asinara il "gabbiano corso", uno
degli uccelli più rari al mondo; ma le sue zone di pesca sono ormai
occupate da un numero crescente di "gabbiani reali" i quali
per di più amano cibarsi, nel nido del nobile cugino, delle sue
uova.
Il volo dei falchi ci ricorda che nel 1355 un principe d'Aragona concesse
al suo scudiero di Sassari il privilegio di prelevarne pulcini dai nidi
dell'Asinara, allevarli e inviarli a Corte. Erano detti "falchi della
regina", ritenuti i più abili nelle battute di caccia.
Nella scelta equilibrata di protezione ma anche di fruizione, l'Asinara
sta seguendo l'esempio dei migliori parchi marini mediterranei, come le
"riserve" francesi di Port Cross e Lavezzi, per citarne solo
due. Come in altri di Spagna e Grecia, accedere all'Asinara è quindi
concesso. Ma occorre ricordare l'obbligo di prenotare il posto su uno
dei traghetti quotidiani, considerando il "numero chiuso" che
è stato stabilito per impedire un eccessivo affollamento di turisti
con i danni che ne conseguirebbe l'habitat dell'isola.