"Il Giornale"
agosto 2001
IL CORALLIUM RUBRUM
L'estate m'ha concesso di tornare alla mia evasione preferita, qualche
immersione in acque mediterranee. Tra le scogliere dove pochi giungono
anche nelle settimane di massima affluenza dei vacanzieri.
Quest'anno le immersioni mi hanno offerto una sorpresa. Anzi, m'hanno
concesso qualcosa di più: essere testimone di un miracolo.
Là dove qualcuno protegge un fondale marino adatto, ricompare e
torna a crescere il corallium rubrum, simbolo del Mediterraneo.
Un gioiello vivente, il corallo rosso, che solo nelle nostre acque, fra
tutti i mari del mondo, ha trovato l'habitat adatto per moltiplicare le
sue straordinarie particolarità di colore e di compattezza.
Una delle immersioni che m'hanno offerto la sorpresa di rivederlo fiorente
l'ho compiuta a Capo Caccia, in Sardegna.
Sotto la caduta a picco del promontorio, il blu dell'alto mare precipita
verso il fondo, in balze sconvolte e irregolari.
Qui il sub che mi guida tra canyon di pietra modellata dalle correnti
dove già altre volte m'ero immerso senza notare segni di vita,
mi rivolge un segnale. Mi avvicino e vedo affiorare tra gli scogli i resti
di un blocco di ramificazioni coralline da tempo staccato e portato in
superficie. Scatto una foto e continuo la discesa sino a giungere a un
punto che i corallari chiamano "pettata", una parete di roccia
sporgente, come una terrazza. La parte inferiore perennemente in ombra,
quasi una grotta, è l'habitat ideale per il corallium rubrum. Accesa
la lampada, il fascio di luce illumina una sorta di piccolo albero di
Natale a testa in giù. Una ramificazione di corallo nato da poco,
rosso fuoco con l'aureola bianca dei polipi estroflessi tutt'attorno ai
rami. A dimostrazione della loro vitalità si muovono, respirano,
crescono. La colonia sta sviluppandosi.
Spostando la lampada, il raggio di luce illumina di taglio il rubrum,
mettendone in risalto quel colore che da millenni ipnotizza per la sua
bellezza e il suo mistero.
"Sono gocce di sangue della mostruosa Gorgona" diceva il mito
greco per spiegare la natura in mare del corallo. Perseo, racconta il
mito, dopo aver decapitato la Gorgona Medusa, fuggì, portando con
se la sua testa. Correva lungo un'interminabile spiaggia, mentre dalla
testa mozzata che lui teneva per i capelli, grondavano gocce di sangue.
Nella schiuma delle onde avvenne il prodigio: così come lo sguardo
della Medusa era in grado di pietrificare gli uomini che la fissavano,
così il suo sangue pietrificò quanto fluttuava nell'acqua,
alghe cresciute lungo la riva. Divennero solide e rosse.
La magica metamorfosi contribuì all'aura di sacralità del
corallium rubrum. Suoi frammenti appaiono in scavi di tombe che risalgono
ad oltre diecimila anni fa (ne sono stati rinvenuti in sepolcri preistorici
venuti alla luce presso Losanna). Altri formano una collana nella raffigurazione
di una dea sumerica scolpita quattro millenni prima della nostra era.
Zaratustra, ventisette secoli fa parla delle virtù magiche del
rubrum.
Sono molte e tutte affascinanti le prove che il corallo, sin da quando
apparve tra gli uomini non fu solo ornamento, moneta, materia preziosa
di scambio; ma portafortuna, medicamento, afrodisiaco.
In epoca storica, lo pescavano e commerciavano i micenei, i fenici; e
nei commerci tra il Mediterraneo e paesi del Nord, veniva scambiato con
l'ambra, la pietra, a sua volta ritenuta magica perché "imprigionava
il sole".
Negli ultimi decenni il corallium rubrum era "forma di vita mediterranea
da considerarsi in via d'estinzione". Anzi, il rubrum era definitivamente
estinto secondo i soliti pessimisti. Categoria alla quale, lo ammetto,
mi ero unito visitando luoghi sottomarini dove le "colonie"
di corallo apparivano completamente depredate. Anche a Capo Caccia.
Ricordo un'immersione nella Grotta di Nereo, che s'apre vasta come una
cattedrale per restringersi in tortuose diramazioni. Un tempo era tutta
tappezzata da rami di corallo. Furono due famosi sub italiani, Falco e
Novelli in un giorno del 1959, a scoprire quel favoloso Eldorado sottomarino.
"A trenta metri" mi raccontò Novelli "la luce delle
nostre pile lambì, nella caverna, nicchie di diversa forma e grandezza.
Al loro interno simili a stalattiti, scendevano grovigli di rami di corallo.
Una rigogliosa fioritura di rubrum che si ripeteva nelle grotte vicine.
Non riuscivo a credere a tanta ricchezza
".
Poche stagioni dopo, dell'Eldorado di corallo non restava traccia.
Tutto quanto era cresciuto nella Grotta di Nereo durante i millenni del
silenzio e del buio, era scomparso. La fantasmagorica decorazione con
la quale il Mediterraneo aveva addobbato i suoi antri, era stato staccato,
strappato, picconato, addirittura grattato.
Quando visitai quel labirinto di antri tenebrosi, in nessuna d'esse vidi
tracce del rubrum; non era visibile nemmeno un "piede" di ramo
corallino, quanto lo attacca alla roccia. La Grotta di Nereo e le altre
scavate dal mare sotto Capo Caccia non sembravano più un prodigio
della natura, ma gallerie d'autostrada, nude e squallide.
Oggi proprio qui ho goduto la sorpresa inimmaginabile del corallo rinato.
Nelle volte che sovrastano chi giunge sino in fondo a questi antri, il
fascio della lampada subacquea illumina rami rosso infuocati, contornati
da mille punti bianchi che si muovono ondeggiando.
Anche qui è rinato e ricresce il rubrum.
Al subacqueo saccheggiatore che per anni è sceso sott'acqua solo
per picchettare, raccogliere, vendere, è subentrato un personaggio
diverso. Un sub che difende, cura, protegge. Isolato o in gruppo opera
volontariamente e supplisce alle assenze degli Enti che dovrebbero curare
le cosiddette "aree protette". Lavoro difficile e rischioso,
ma per chi ama veramente il mare (il fondo del mare) il compito ripaga
con la gioia di veder rinascere quanto si credeva morto per sempre.
Questi volontari sono ancora pochi e molto spesso anche osteggiati. Resta
da augurarsi che riescano a vincere la loro difficile sfida, battendosi
con pazienza e costanza. La posta in gioco non riguarda solo loro. Ma
tutti coloro che fanno il possibile perché il Mediterraneo continui
ad assomigliare a se stesso. Almeno nelle aree più remote, lontane
dalle frenetiche kermesse vacanziere.