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Folco Quilici
Filmografia
 

 

"Il Giornale"
luglio 2000

 

L'ISOLA DA SEMPRE SOGNATA

Se siete in procinto di partire per le vacanze e vi dirigete verso la Sardegna, sappiate che là potrete compiere un (breve) salto in un paradiso sino a ieri proibito.
Un luogo inaccessibile ha abbassato il suo ponte levatoio. E accoglie piccoli gruppi di visitatori, curiosi o addirittura ansiosi di scoprire i beni preziosi solo poco tempo addietro proibiti agli occhi dei comuni mortali. A loro è possibile osservare tesori di oro e di gemme per decenni e decenni visibili solo a pericolosi fuorilegge - assassini, brigatisti, mafiosi - e ai loro armatissimi guardiani.
Il paradiso ritrovato è un'isola.
Una terra emergente di cinquantadue chilometri quadrati, lunga diciassette dalle sue estremità: Punta Barbarossa e Punta Scorno. La modellano rocce strapiombanti, e l'abbelliscono spiagge d'oro e acque luminose come gemme.
La metafora del "ponte levatoio" calato dopo decenni, la riferisco ai traghetti che superano "il fossato" ovvero il braccio di mare tra l'Isola dell'Asinara e la costa sarda; salpano ogni giorno da Porto Torres e Stintino e consentono lo sbarco là dove era vietata nel lungo tempo in cui aveva sede qui un carcere più che centenario e nell'ultimo decennio incattivitosi diventando di "massima sicurezza".
L'isola è così un lembo prezioso del Mediterraneo che oggi torna a esistere. E svela non solo la sua bellezza fisica, ma anche pagine dimenticate di storia.


Innanzitutto occorre spiegare il suo nome. Asinara, come origine, non ha niente a che vedere con gli asini; ma deriva da sinualia, come i naviganti romani definirono quest'isola a forma di serpente sinuoso, tra il Tirreno e le Bocche di Bonifacio.
Tracce dell'uomo, all'Asinara, risalgono comunque a molto prima del tempo romano; per gli specialisti datano da oltre tremila anni. Successivamente sbarcarono e si stabilirono qui basi fenice, puniche, romane.
E' del 1100 un convento di Camaldolesi, primi a tentare lo sfruttamento agricolo dell'isola.
Nell'alto medioevo, circa nel 1200, venne eretta dai Doria, la fortificazione detta "il Castellaccio"; maniero che nel 1500 diventò base inaccessibile del Barbarossa, uno dei più grandi corsari della storia mediterranea.
Successivamente, nel '600, vennero erette dagli aragonesi tre torri di vigilanza; dai loro spalti si controllava l'accesso alle "acque interne" del nord Sardegna, e con segnali di fuoco o di fumo si segnalavano alle altre torri, sulla costa, eventuali pericoli di razzie saracene.


Pagina pressochè sconosciuta di questa "storia isolana" risale al tempo della prima guerra mondiale, quando vennero ricoverati all'Asinara ventiquattromila prigionieri di guerra.
Era un campo di prigionia in cui si viveva in condizioni bestiali, funestato da ogni genere di epidemia; i resti delle migliaia di morti giacciono in un ossario, al centro dell'isola.


A proposito di prigionieri, va ricordato l'esilio, qui, di parte della famiglia imperiale etiope: due figli del Negus Aile Selassié, furono confinati da Mussolini all'Asinara. E morirono sull'isola.

 


Ricordi di dolore e di morte sono cancellati nella luce accecante del sole, dal riflesso dai graniti, dalle sabbie candide e dallo specchio delle acque.
L'impatto emotivo con la bellezza è troppo violento.
Nella costa bassa dell'isola, rivolta verso l'interno del Golfo dell'Asinara, si distendono le spiagge più belle. Cala Sant'Andrea era conosciuta già dai romani, non lontano dalla riva essi misero schiavi al lavoro in una cava di splendido granito rosa. Cala Rena è un tesoro da salvaguardare scrupolosamente, così com'è. E "zona chiusa" come Cala Sant'Andrea, è il suo stagno retrodunale dalle straordinarie fluorescenze.
Lasciando alla natura quant'è protetto, il visitatore può raggiungere liberamente Cala Serena, probabilmente spiaggia più affascinante, in grado di competere con le meraviglie dell'intera Sardegna.
Altre sorprese attendono il visitatore, ad esempio l'incontro con ultimi asinelli bianchi. Popolano l'isola a decine, dopo che secondo la leggenda, vi giunse una coppia scampata al naufragio di un vascello che dall'Africa portava doni al re di Francia. Finito su una scogliera di granito, scomparve per sempre; ma gli asini - si sa - sono gran nuotatori; e così la coppia si salvò dando origine a una stirpe e creando una singolare colonia. Leggenda a parte, si tratta di un "prodotto" dovuto a un albinismo esasperato dall'isolamento; è questo ad aver creato quanto scientificamente viene definita "la razza dell'asino bianco dell'Asinara".
I candidi e mansueti figli della leggenda si incontrano facilmente mentre pascolano anche tra cespugli in riva al mare. Più difficile ma non impossibile, veder correre nella macchia, tra le rocce, l'ombra di grossi cinghiali.
Gli uni e gli altri sono quinte mobili di uno scenario grandioso tra mare e cielo, chiuso da rocce levigate e lavorate dal vento.
A proposito di questo e di altri luoghi splendidi d'Italia, ho qui scritto, nelle scorse settimane, dell'assurda situazione venutasi a creare in molte zone dichiarate "aree protette". Parchi nazionali, regionali e provinciali creati in fretta, difettano di personale e di infrastrutture e di conseguenza sono quasi ovunque "chiusi", proibiti a chi sarebbe interessato a conoscerli, a goderne le bellezze, a apprezzarne le particolarità.
Il caso dell'Asinara è diverso. Il suo Presidente mi ha detto che qui vale, certo, il principio della salvaguardia di quanto è prezioso; ma quel sacrosanto principio non nega un altro egualmente indiscutibile: il diritto d'ogni cittadino d'usufruire della bellezza del suo paese. Il Presidente dell'area protetta non è, fortunatamente, un gelido burocrate e rispetta con eguale convinzione i diritti della natura e quelli dell'uomo. Gode di un'autorità conferitagli non dall'alto, ma da chi vive nella vasta zona di terra e di mare che fa capo a Porto Torres, di cui Eugenio Cossu è Sindaco. L'isola-gioiello è nel "suo" territorio, e lui la conosce profondamente. Proprio per questo sa bene quanto sia importante non solo preservarla da vandalismi e devastazioni, ma aprirla alla conoscenza di chi ama la natura e vuole conoscerla.
"Tutta l'isola è Parco" mi ha detto "ma questo non significa "cristallizzarla", porla sotto una teca di cristallo. Escludendo l'uomo, un Parco muore. Nell'isola, l'uomo è stato da tempo, per così dire, l'animale più importante e deve continuare ad esserlo. Non cancelleremo nemmeno la memoria di quando il "popolamento" si riferì a individui esclusi dalla società: nel Parco dell'Asinara tra altre infrastrutture dedicate ai visitatori, sorgerà anche un'area museale che dedicheremo all'ex carcere di Fornelli dove furono rinchiusi i brigatisti rossi, i mafiosi e altri fuori legge particolarmente pericolosi".
All'isola, per ora, manca il completamento di previste, complesse strutture d'accoglienza, e il potenziamento d'una "squadra" di guide e di esperti in grado di gestire anche culturalmente la visita di un'isola dalla realtà non solo affascinante ma complessa. Ma quanto è stato organizzato consente già le "visite". Sono limitate, ovviamente, ma non escluse, come in tanti altri luoghi per così dire "sequestrati" e proibiti a tutti (e non si sa per quanto tempo).
All'Asinara, per ora si giunge con trasporti collettivi; ma sarà presto possibile approdare anche con una propria barca.
"Stiamo attrezzando speciali boe che non hanno bisogno di corpi morti" m'ha detto Eugenio Cossu "funzionano con un sistema elicoidale che sul fondo non rovina né le poseidonie né altre forme di vita. Le barche potranno così accedere alle Cale in tutta tranquillità. A proposito di barche, tra i nostri progetti è già approvata l'idea di utilizzare parte delle ex strutture carcerarie (quelle sul mare, proprio sulla spiaggia) per aprire una scuola di vela. Quanto al mondo subacqueo, già dall'anno scorso, operano nelle acque dell'Asinara, diversi diving. Sotto controllo, o meglio nelle responsabilità del loro autocontrollo, portano piccoli gruppi di sub salpando dal porto di Stintino e da quello di Porto Torres. Tra le loro "visite" autorizzate, sono anche i resti di due navi onerarie romane; giacciono a 50 metri dalla riva, in fondali relativamente bassi. La carcassa maggiore è stata scoperta nel periodo del "supercarcere", quando a Cala Reale, dove era il molo che serviva all'imbarco e allo sbarco dei detenuti, fu tanto intenso il traffico dei motoscafi della Polizia e dei Carabinieri, che le loro eliche smossero la sabbia; e hanno riportato alla luce i resti del più che millenario scafo da carico. Nelle acque dell'isola abbiamo inoltre organizzato la cosiddetta "pesca-turismo": a chi ha la licenza di pesca, abbiamo permesso di imbarcare turisti per farli assistere a una battuta di pesca. Il contratto prevede che barche attrezzate vadano a buttare le reti assieme ai passeggeri paganti, consentendo loro di conoscere i nostri tradizionali sistemi di lavoro in mare. Subito dopo la "calata" è permesso uno sbarco all'isola, un bagno in una delle spiagge "aperte". Al ritorno a bordo, assistono al recupero delle reti e vengono invitati a gustare quanto pescato. Abbiamo così trovato impiego per quindici barche, quindici famiglie di pescatori, riescono con questa attività contare su risultati economici validi anche nella stagione estiva, non la più adatta per la pesca!".


A chi vorrà visitare l'Asinara, ricordo che è importante prenotare il posto su uno dei traghetti quotidiani, considerando il "numero chiuso" stabilito per impedire un eccessivo affollamento, con i danni conseguenti all'habitat dell'isola (di un "turismo selvaggio" ne sanno qualcosa nel vicino arcipelago della Maddalena, e in particolare la loro vittima più illustre, la devastata ex "spiaggia rosa" di Budelli).
Nella scelta equilibrata di protezione ma anche di fruizione, l'Asinara sta seguendo l'esempio dei migliori parchi marini francesi, come le "riserve" di Port Cross e Lavezzi, per citarne solo due. Le ho spesso indicate ai pazdaràn dell'ecologismo proibitivo quali luoghi da prendere a modello per aver saputo coniugare indispensabili opere di salvaguardia e conservazione, con il non meno importante impegno di permetterne una controllata fruizione e il loro godimento.