RECENSIONI IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Roma in fondo al mare


ALTA PROFONDITA' di Folco Quilici. Mondadori, 341 pagine, 33 mila lire.


di   
PASQUALE CHESSA
3/12/1999

a. cristofari / contrasto
GUIDA AVVINCENTE Folco Quilici, 69 anni.

Che cosa ci faceva la Roma, la corazzata più potente del Mediterraneo, al largo dell'Asinara il 9 settembre del 1943, il giorno dopo l'armistizio? Se l'ordine è di consegnare la flotta agli alleati, dove si sta dirigendo l'ammiraglio Bergamini? Avrebbe dovuto fare rotta verso Malta, con i cannoni abbassati e il pennello nero della resa senza condizioni al posto delle bandiere. Ma allora perché si trova all'ingresso occidentale delle Bocche di Bonifacio dopo essere salpato dalla Spezia? Forse vuole raggiungere la base della Maddalena dove, si dice, si rifugerà il re con Pietro Badoglio per paura dei tedeschi? Non lo sapremo mai. Una squadriglia tedesca, 15 Dornier 217K, avvistata la nave, la bombarda e l'affonda senza incontrare la minima resistenza. La Roma si spezza in due e si inabissa. Pochissimi i sopravvissuti.

Fin qui la storia, con tutti i suoi dubbi e le sue polemiche (si rimanda all'inappellabile severo giudizio di Rosario Romeo e Renzo De Felice sul comportamento della Marina italiana in quegli anni). Facendo perno sulla vicenda vera della corazzata Roma, Folco Quilici inventa un romanzo di mare e di guerra, del tutto inedito per la narrativa italiana, fitto di spie arabe e scienziati bostoniani, commandos tedeschi e fanatici islamici, archeologi subacquei e prostitute d'alto bordo. Se il professor Marco Arneis, infatti, cerca di ricostruire la verità storica, i suoi misteriosi finanziatori, al contrario, sono interessati solo al recupero di un reperto dell'acciaio, spesso 350 millimetri, con cui era stata costruita la nave. Attraverso l'analisi molecolare, un gruppo di ricercatori americani, ma di origine siriana, è in grado di ricostruire la formula della bomba che l'affondò. Una bomba del tutto speciale: l'arma segreta escogitata dagli scienziati di Adolf Hitler nella speranza di ribaltare le sorti della guerra e portare il Terzo Reich all'insperata vittoria. E per il terrorismo arabo la micidiale arma del riscatto mondiale. Una specie di bomba atomica senza radiazioni, basata sulla potenza distruttiva dell'immenso calore che sprigiona.

Mentre si svolge la trama, fra raffinate schermaglie psicologiche e brutali scontri a fuoco, tempeste meteorologiche e bufere morali, Quilici ci fa scendere nelle alte profondità del mare di Sardegna, fin dentro il relitto della Roma, con la verosimiglianza di un documentario. Il raccontatore Quilici ha la dote di trasformare i dati scientifici in avventura narrativa. Alla fine ci sembra quasi di aver imparato a guidare i minisub Deep Rover, veri e propri protagonisti tecnologici dell'intera vicenda, che si conclude con due avvincenti finali: uno romanzesco in superficie, un altro catastrofico in fondo al mare.



© Arnoldo Mondadori Editore-1999
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