29 Gennaio 2007
Leggo di ambientalisti decisi a tutto nel muover guerra a chi si propone di catturare e uccidere mille balene, e ancora una volta mi trovo di fronte a una notizia vera dopo averla immaginata fantasiosamente . Scrissi in un romanzo, anni fa, di una nave-fattoria giapponese accostata in pieno oceano da finti velisti in vacanza. Sul ponte s’esibivano belle ragazze in bikini microscopici, chiedendo ai balenieri acqua , avendo finito la riserva di bordo. Poi, mentre avviene il rifornimento, i loro compagni lavorano in immersione e piazzano una bomba sotto la chiglia del gigante massacratore. Provocandone l’affondamento di lì a poco.
La notizia, appena giunta dai mari australi, non è fantasy, ma realtà. Il gruppo estremista di Greenpeace ( autobattezzatisi Sea Shepherd ) per bocca del suo fondatore, Paul Watson , offre la congrua taglia di 25.000 dollari a chi fornirà alcuni dati essenziali per l’attacco che intende portare. Spera che qualcuno faccia la spia, gli comunichi quali siano le rotte seguite dalle baleniere giapponesi per raggiungere e uccidere le loro prede. Ottenuta l’informazione Watson andrà all’attacco con la Farley Mowatt , nave attrezzata con un’arma pericolosa: una prua tagliente per speronare. E userà anche cannoni che spareranno bombe di crema e cioccolata sommergendo il ponte dei balenieri con una poltiglia profumata e dolce, di sicuro disturbo per chi vi si troverà invischiato. Le ragioni di quest’attacco alle, a prescindere dai metodi, ha una sua precisa ragione d’essere. La caccia commerciale alle balene è proibita su scala globale dal 1986, ma benché gran parte dell’Oceano meridionale sia designato “santuario internazionale dei cetacei”, il Giappone ha potuto finora portare la morte in queste acque. Elude il divieto affermando che la caccia entro certe quote è a fini scientifici, anche se le balene vengono macellate in una grande nave mattatoio e quanto se ne trae, è prodotto altamente pregiato in Giappone, finendo nei mercati e nei ristoranti.
Come ammiraglio della flotta attaccante, Paul Watson asserisce che il governo neozelandese conosce le rotte segrete dei balenieri, note anche all’aviazione USA; ma non le rivelano per ragioni politiche; temono di guastare le relazioni diplomatiche. Ai difensori dei nostri cugini mammiferi di queste relazioni diplomatice , ovviamente, non importa nulla. Sanno d’avere un’opinione pubblica favorevole, anche se critica verso l’estremismo praticato da paladini partiti per una troppo battagliera crociata.
La cioccolata, è vero, non uccide nessuno. Ma gigantesca lama montata a livello del ponte dalla Farley Mowatt , può provocare danni gravi alle baleniere e potrebbe anche affondarle.
Vedremo come si svilupperà questo romanzo vero. Una delle tante battaglie del nostro tempo che vede sempre più spesso contrapporsi due fanatismi. Difficile scegliere quale sia peggio, ancora più difficile prevedere chi vincerà e chi perderà.
Francamente, io mi auguro la sconfitta di chi si intestardisce all’inutile massacro di mille balene a stagione, fingendo di farlo per ragioni scientifiche. In fondo, se la lama di speronamento della Farley Mowatt , funzionerà male e le bordate di cioccolata e crema che sparerà raggiungeranno il loro scopo senza far vittime, e qualche balena conseguentemente eviterà d’esser trafitta nei polmoni da un arpione esplosivo, io applaudirò Paul Watson .
Folco Quilici