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"Il Giornale"
VIAGGIARE OGGI Sì, viaggiare. Ma non come oggi che è un girare in tondo, a Roma si direbbe "un giro di Peppe", e quando arrivi ti trovi al punto di partenza. "Mi fa rabbia - dice Folco Quilici - questo viaggiare per ferie, per divertimento, nel quale si cerca di ricreare lontano, a volte anche lontanissimo, quel che si può avere a pochi passi: italiani in Cina che chiedono un ristorante italiano, o che vanno in Polinesia solo per buttarsi su una spiaggia a prendere il sole. Bisogna tornare a un'educazione al viaggio. Il saper viaggiare andrebbe inserito tra le materie di studio nelle scuole". Quilici, 77 anni, infaticabile globe trotter, regista, saggista, romanziere, profondo conoscitore del mondo terracqueo, uscirà in settembre con I miei mari per Mondadori (pagg. 272, euro 20), ma intanto vorrebbe reimpostare la sua opera precedente, scritta con Corrado Ruggeri: Sì, viaggiare. Come, quando, con chi, perché (Mondadori, pagg. 190, euro 16). "Con quel libro volevo dire che bisogna viaggiare per conoscere meglio noi stessi, il mondo, la gente…". È ancora possibile un viaggio vero, di conoscenza?Non meccanico? Be', anzitutto, anche facendo la tara agli ecologisti più fanatici, c'è una base di verità in quel che dicono, e cioè che questo muoversi forsennatamente in aereo, nave, automobile per motivi non essenziali aumenta l'effetto serra. Ma l'aspetto che mi fa salire il sangue alla testa, e che vedo coi miei occhi quando viaggio, è questo muoversi globale, questo soffrire nei porti, negli aeroporti, per ritrovare casa lontano. Che senso ha salire il Rio delle Amazzoni per una grigliata o farsi qualche foto e tornare indietro? Io sono un sostenitore del "sì, viaggiare", eppure mi angoscia il tanto viaggiare inutile che si fa in questa stagione. Anzi, mi fa rabbia. Ma viaggiare, muoversi, fa parte della nostra natura… Certo. Noi nasciamo come bipedi pensanti e in movimento, più che nelle migrazioni stagionali degli animali: noi siamo andati sempre curiosando, dall'Africa equatoriale alla Cina. L'Homo erectus si è ritrovato Uomo di Pechino. Insomma, c'è un desiderio innato anche nei ragazzi, che anelano conoscere, viaggiare, e godono delle gite scolastiche, per quanto poi queste gite bisognerebbe saperle fare. È istintivo che nella vacanza vi sia l'idea di muoversi, soprattutto ora che si può andare praticamente ovunque a basso prezzo. Però dobbiamo ancora imparare a viaggiare. Suggerimenti? Proposte per migliorare? Spero sempre che nasca una cultura del viaggio più sviluppata. Al solito, il discorso ritorna alle inefficienze dell'insegnamento. Il viaggio è scienza, divertimento, vita. A scuola si dovrebbe insegnare che se una volta si viaggiava per scoprire e si viaggiava e si viaggia per commerciare, si può viaggiare anche per divertimento, ma arricchendosi. Ci vorrebbe un'educazione al mangiare, al circolare, e al viaggiare. Perché non spiegare che il viaggio è una scoperta del diverso? L'italiano in Cina che cerca il piatto di spaghetti mi fa ridere proprio come gli stranieri che a Roma, così ricca di fontanelle d'acqua, girano con in mano la bottiglietta di minerale come se fossero nel deserto del Kalahari, e poi magari la lasciano in giro. È cambiato anche il viaggio per mare? Nella mia navigazione in cinquant'anni di vita da adulto, ho visto centuplicarsi il numero delle barche, però di recente sono andato in volo da Roma a Genova, abbiamo seguito tutta la costa, i porticcioli debordavano di centinaia di barche, era un sabato bellissimo di mezza estate, ho contato non più di 8-9 barche per mare. Dov'erano le migliaia di altre? Perché si compra una barca? Per farsi un'abbuffata, per mostrare agli amici lo yacht? Molti vanno in crociera… Parliamone! Ci sbudelleremo dalle risate. Nelle sale da ballo e nei ristoranti nella migliore delle ipotesi si vede in lontananza una fettina di mare, come i marinai delle portaerei. La mattina si trova il proprio albergo ormeggiato, si prende il pulmino, si vanno a fare acquisti, si torna a bordo. Ma che mare è quello? Per carità, non posso pretendere che quella gente lì si metta a remare nelle galee, ma ci vorrebbe un minimo di savoir faire di questi organizzatori di crociere: far vedere che si segue una rotta, mettere dei grafici, far vivere di più il mare. Ricordo il vecchio armatore Costa col quale feci una crociera attorno all'Africa con la mitica Eugenio C. Lui era un industriale, vendeva biglietti ad alto costo, ma ci portò, a noi e ad altri che conoscevamo il mare, e ogni sera coinvolgevamo i passeggeri nel navigare, spiegando le cose. Fu un giro bellissimo, anche le signore ingioiellate si appassionarono. Poi vanno bene anche le feste da ballo, ma insomma almeno il mare va visto. Nelle pubblicità queste navi solcano il mare, ma chi ci sta sopra non lo vede mai. È ridicolo. Perché il suo prossimo libro sui mari? È un libro tutto di viaggi. Sì, ci sono anche molti ricordi più stabili, che però sono sempre mete di viaggi. Parlo anche delle vecchie navigazioni, per esempio la goletta dei primi del '900 in Polinesia, che faceva la sua rotta ancora nel '54-'55, con i rischi e i pericoli delle navi di una volta che avevano la radio ma non il radar... Bisogna poi dire che il mare ha un problema: è sempre uguale. Sì, c'è il bel tramonto, la bella alba, c'è il mare con i ghiacci, il mare tropicale… Punto. Nulla, rispetto alla varietà del paesaggio terrestre. Esiste anche un paesaggio marino, ma è sotto il pelo dell'acqua. Va detto per il viaggio terrestre come per quello via mare che il viaggio, per esser tale, non è necessariamente lontano. Nel pezzetto di bosco in Umbria che frequento da trent'anni nella Valle del Sole vicino a Ficulle, faccio grandi viaggi in dieci chilometri quadrati, perché cambiano le stagioni, le condizioni, c'è sempre qualcosa di diverso da vedere. Viaggiare è guardarsi attorno. Tutti gli anni incontro le scuole della zona e dico sempre: ragazzi, se vi sdraiate un giorno sotto la siepe con la macchina fotografica e state lì un paio d'ore con un cuscino sotto la testa, vedrete tutta la giungla, ragni che si battono, rane, uccelli che fanno il nido... Bisogna tornare al micro-viaggio, meno faticoso, meno costoso e meno affollato. Nel mare tutto è bello e bellissimo, però oggi grazie alla tecnica, perbacco, è più facile dare un'occhiata sotto il pelo dell'acqua, non è più una cosa da grandi sportivi. Il mio nipotino di 4 anni è andato a vedere con la maschera in un ruscello bellissimo qui vicino se c'erano pesciolini. È un viaggio anche quello. Mete impreviste? Recentemente sono andato in Molise a primavera, ho scoperto che c'è un treno da Campobasso a Teramo che attraversa l'Appennino con boschi favolosi uno diverso dall'altro di castagni, olmi, e vallate, e i pastori… La gente magari va a prendere un trenino uguale in Canada, senza conoscere quel treno là… Io vedo le sofferenze dei viaggiatori delle ferie: aerei che non partono, 48 ore fermi in un aeroporto, valigie che si perdono, furti. È più divertente cercare di andare dove si può scoprire qualcosa, che andare a ritrovare quello che lasciamo. Si può viaggiare meglio, spendendo meno. Non è stanco di viaggiare? Mai, ci si stanca solo se si viaggia intruppati come pecore dentro i camion. Quel viaggiare lì è più una condanna che un piacere. Non capisco come ci sia tanta gente a cui piace soffrire così. |
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