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Folco Quilici
Filmografia
 

 

"Il Giornale"
giugno 2001

 

STREGHE A CONGRESSO NELLA NOTTE DI SAN GIOVANNI

Ho avuto una strega sotto i miei occhi. E chiunque potrà vederla, se visita il piccolo Museo delle tradizioni popolari di Nuoro.
Di lei resta uno scheletro, esposto così come fu trovato: a terra, nel fondo d'una grotta nascosta in una delle montagne della zona. Resti di una donna molto vecchia; le sue ossa ci dicono che era piccola e gobba; quanto certamente la emarginò dalla società primitiva cui apparteneva. Altri reperti nella grotta dove giacevano i suoi resti sono ritenuti "strumenti di magia" dagli studiosi che lavorano al Museo. Uno d'essi mi ha fatto notare il suo braccio spezzato e il suo cranio sfondato, che rivelano la causa della sua morte: venne assalita probabilmente da "un cliente" insoddisfatto dalle sue prestazioni (la frattura del braccio è la "classica" risultanza d'un gesto di chi si difende da colpi di bastone).
Mentre osservavo quello scheletro, passava accanto alla teca di cristallo che li contiene, un anziano pastore, chissà come finito in quel Museo. Osservò i resti con occhi impauriti, e s'allontanò mormorando "janas… janas…". Parola antica del dialetto sardo per indicare una strega.


Ovvero una di quelle donne alle quali, con nomi diversi, popoli di tutti i tempi e di tutti i luoghi hanno attribuito poteri sovrannaturali.
Gli studiosi d'oggi, come Cecilia Gatto Trocchi, ritengono che "… fossero donne del popolo, in alcuni casi ex-prostitute, donne marginale che lavoravano nella marginalità. Non adoravano Satana come loro dio: ricorrevano piuttosto al demonio per ottenere vantaggi, dare forza ai loro incantesimi. Lavoravano nell'illegalità, per ottenere aborti, filtri d'amore, malocchi…".
Tutti gli studiosi d'accordo su questo?
Un convegno s'è tenuto a Roma, venerdì 22 giugno. Tra i numerosi partecipanti, oltre alla Professoressa Gatto Trocchi, il noto storico Franco Cardini, Anna Benvenuti dell'Università di Firenze (che ha parlato di "Sante e streghe").
Giuseppe Sermoniti ha illustrato il tema dei rapporti tra "La strega e la fiaba".
Con interventi di altri studiosi, molti dei quali hanno assistito alla rassegna cinematografica sul tema svoltasi con numerosi titoli nell'arco di una settimana, s'è discusso in particolare delle "Streghe di San Giovanni" nelle notti del solstizio. In proposito il Professor Nistri di Como nel suo intervento ha elencato un menù di erbe e cibi, alcuni che si ritiene fossero i preferiti dalle streghe nel periodo del solstizio. Altri ritenuti particolarmente utili per reagire ai loro incantesimi particolarmente malvagi in questo periodo.
A proposito della "Notte delle Streghe", quella, appunto di San Giovanni, al Convegno di Roma doveva seguire uno spettacolo teatrale curato dalla "Confraternita degli Angeli Caduti" dal titolo "La carne e il Sangue". Una pantomima rinascimentale liberamente tratta dalla Salomè di Oscar Wilde che doveva essere preceduta da un concerto di musica rinascimentale eseguito da "Les Ombres Errantes", dal titolo "Diabolus in musica". I due rumorosi eventi erano previsti nella Piazza di San Giovanni in Laterano, dove si prevedeva che la notte sarebbe proseguita sino all'alba con canti e balli popolari.
All'ultimo minuto, però, questa conclusione notturna è stata annullata.
Ufficialmente perché è "mancato il permesso d'utilizzo di spazio pubblico". Ma questa versione è stata contestata da chi ne suggeriva un'altra. Il "non gradimento" delle autorità ecclesiastiche alla prevista orgia di musica e danze ai piedi della Basilica Laterana.
Danze, fuochi, canti in onore delle adoratrici del diavolo, o supposte tali? In quel luogo sacro?
Anche se studiosi di varie discipline hanno tentato di nobilitare il loro ruolo, quelle vestali dei poteri magici e sacerdotesse dell'occulto, ancora odorano di zolfo; e certamente nemmeno il loro ricordo è bene accetto nei pressi dei luoghi consacrati da processioni, preghiere e celebrazioni sacre di massa.
Non poteva essere gradito un omaggio - anche se solo "culturale" - di sapore luciferino. Anche perché - hanno ripetuto gli studiosi riuniti a Convegno - non s'è certo ancora dimenticata la caccia senza quartiere e senza pietà della quale le streghe oggi evocate e festeggiate furono vittime per più di mezzo millennio.
Citandole, nessuno dimentica dati terrificanti. Ne furono bruciate vive tra il 1200 e il 1700, ufficialmente sessantamila, dopo "regolare" processo (ne vennero celebrati, in tutta Europa, oltre 100 mila dal XV al XVIII secolo). E poi, perché bruciate? Anche di questo s'è discusso al convegno sottolineando che il giudice, l'inquisitore del tempo, le considerava un pericolo mortale, simile a quello di una malattia inguaribile, infettiva. Contro la quale era possibile solo una "cura" o meglio una disinfezione immediata e radicale: il rogo.
In proposito, tra gli europei i più precisi sono i tedeschi. Sappiamo che nel principato di Eichstatt, in un solo anno del 1500, 274 furono le condanne al rogo per stregoneria. E nella contea di Quedlimburg, 133 persone furono bruciate in un solo giorno.
Nell'ambito della Chiesa, furono solo i gesuiti a dissociarsi. Quando realizzai la Serie dei film sulla loro Compagnia ("Il rischio e l'obbedienza") ricordo quanto mi disse un Padre incontrato in Baviera, dove la "repressione" fu tremenda; parlandomi di "loro" mi lesse il testo di un suo confratello gesuita, Frederich Spee, che nel 1600 scrisse: "Le ho accompagnate al rogo: erano tutte condannate e nessuna era colpevole. E poteva succedere a chiunque".
Da allora in poi il mondo è cambiato, lo sappiamo, lo ripetiamo. Ma quanto è diverso, oggi il senso della parola "strega"? Fino a che punto evoca ancora le ombre di inquietanti femmine schiave di Satana? dai poteri magici, figlie del male dai poteri magici?
Su questo, l'opinione dei convenuti al Convegno di Roma, è stata concorde: la stregoneria, oggi, ci appare mimetizzata in mille travestimenti. Per questo fa ancora paura.