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Folco Quilici
Filmografia
 

 

"Il Giornale"
23 maggio 2002

CYBORG INTELLIGENTI E BURATTINI DISUBBEDIENTI

Tre giganteschi dischi volanti si sono posati su una vastissima piattaforma che emerge dalle acque d'uno dei maggiori laghi svizzeri, a Neuchâtel.

Le astronavi aliene, anziché spaventare le popolazioni locali, le attirano. Le loro linee perfette sono seducenti, enormi "oggetti" argentei, splendenti di giorno e di notte.

Il flusso dei visitatori è continuo, anche per la natura del tutto pacifica di quest'invasione della costa lacustre svizzera.

Pacifica perché non si tratta, ovviamente, di un arrivo di dischi volanti pilotati da alieni. Ma di costruzioni edificate per ospitare un evento non spaziale, l'attesa EXPO 2002, dai padiglioni, sovrastati dalle immense strutture circolari, concave, in tutto e per tutto simili all'immagine dei mitici dischi volanti appena evocati.

Una suggestione non casuale: in tutta l'EXPO 2002 si respira, infatti, aria di science-fiction, ovvero "da futuro già cominciato".

E' il caso di "cominciare a prender coscienza di quanto il futuro ci stia già coinvolgendo", dicono gli esperti che prendono la parola all'EXPO. E aggiungono, altri, "dobbiamo renderci conto che siamo già nell'"era dei cyborg" ovvero delle intelligenze artificiali".

A prova di questo, nel padiglione più grande e interessante dell'EXPO, si può "far amicizia" con una di queste (future) intelligenze. L'hanno chiamata Ada, e come cervello non è male, quanto a dimensioni, perché (con i suoi neuroni artificiali, telecamere, computer, calcolatrici digitali, etc.) occupa per intero uno dei tre padiglioni, vale a dire lo spazio di mezzo campo di football.

In questo imponente cervello si può entrare, lo si può visitare. Occorre oltre mezz'ora di fila nella folla che si assiepa al suo ingresso, e quando si è ammessi si penetra un interminabile corridoio, con emozione alimentata da luci e suoni irreali. Ci si sofferma poi in una vasta sala e infine in una sorta di centrale fantascientifica con schermi, diagrammi, lampeggiare di led e di numeri. Una messa in scena che sarebbe solo scenografia da fantascienza, se il visitatore non potesse disporre di molto di più. All'interno del cervellone gli è possibile infatti dialogare con lui (anzi, lei, visto che si chiama Ada), costruita e predisposta per una serie di funzioni eccezionali. Lei ci vede; e noi - su appositi schermi a cristalli liquidi - vediamo come lei ci sta osservando. Esperienza altrettanto valida con i suoni: i visitatori chiamano Ada, battono le mani, e lei risponde con effetti sofisticati, musical-dodecafonici. Per di più, se vuole, esprime i cambiamenti del suo umore mutando i colori dell'illuminazione del tortuoso percorso al suo interno: luci gialle, dorate, quand'è allegra, azzurre quand'è serena; violacee se non gradisce l'eccessivo baccano dei suoi ospiti.

Insomma, questa diavoleria elettronica - elaborata e costruita non come gioco, ma come campo di studio del Politecnico Federale di Zurigo - è sul serio uno "spazio intelligente" capace di comunicare. E emulare alcune funzioni del cervello.

Tra i visitatori, i più si divertono. Ma chi ha il tempo per avanzare lentamente nel percorso, leggere spiegazioni sulle pareti, ascoltare quelle che cortesemente suggeriscono esperti accompagnatori, può trovare motivi profondi di riflessione nel suo viaggio in un cervello cyborg. Può capire (temere?) sino a che punto l'umanità si trovi alle soglie di mutamenti fondamentali; di una rivoluzione che trasformerà il mondo assai più di quanto non l'abbia mutata quella industriale del XIX e XX secolo.

A darne prova è un'altra grande sala, dove si giunge e ancor più si stupisce: il laboratorio dei robot. Qui gli ideatori di questa anticipazione del nostro prossimo futuro, mostrano a quale grado d'evoluzione siano giunti i nostri fratelli elettronico-meccanici.

Non sono ancora quelli fantasticati da "Guerre stellari", ma cominciano a non essere più soltanto dei preziosi ma passivi esecutori di ordini (come quelli, a esempio, impiegati nelle catene di montaggio delle auto). Ormai si creano robot che interagiscono con l'uomo, che cominciano a scegliere, se non ancora a decidere. Ad esempio (come mostra un modello in azione) collaborano con medici specialisti della microchirurgia; oppure (altro esempio) sono esperti nell'opera di archiviazione e classificazione di immensi magazzini.

Mentre il visitatore, anche il più scettico, ammutolisce osservando suoi futuri fratelli elettronici in azione, alcuni robot semoventi si aggirano tra la folla, veloci e attenti. Non urtano nessuno perché vedono (a raggi infrarossi) e rispondono a domande precise se li si ferma e si premono alcuni pulsanti posti su quanto possiamo considerare la loro testa. Fin qui l'eccezionalità di quanto l'EXPO propone è solo tecnologica. Ma le sue sorprese non finiscono qui.

Per far capire con chiarezza (divertendo) cosa significhi esattamente "intelligenza artificiale" e quale differenza possa (o potrà) distinguere un robot capace solo di ripetere meccanicamente un'attività manuale, da un altro intelligente, ovvero capace di prendere decisioni, di agire autonomamente, gli ideatori dell'EXPO 2002, hanno scelto un esempio ben noto non solo in Italia ma in tutto il mondo: Pinocchio.

Un burattino è, per antonomasia, qualcosa che obbedisce a "chi muove i fili"; non ha, quindi, alcuna autonomia. Il Pinocchio inventato da Collodi, invece, sa capire, sa decidere, sa compiere azioni a volte buone, più spesso da giovane discolo. E infatti l'area a lui dedicata nel padiglione dell'intelligenza artificiale, si chiama provocatoriamente, "Pinocchio burattino disobbediente". La disobbedienza è qui celebrata come prova di volontà di una marionetta non robot meccanico ma dotata di una intelligenza artificiale sufficiente a permettergli di mentire, di pentirsi, di amare, temere, divertirsi, soffrire.

Carlo Collodi, quando aveva scritto "Le avventure di un burattino" non aveva creato solo una fiaba tradotta in tutte le lingue del mondo, elaborata in film, pieces teatrali, fumetti, opere d'arte. Ma aveva intuito, anzi creato, una prima "intelligenza artificiale".

In questo senso, Pinocchio è il primo cyborg!

Visivamente, l'EXPO 2002 gli rende omaggio traducendo l'idea, il paragone, in uno spazio ben riconoscibile. Due architetti italiani, Roberto Masiero e Luigi Snozzi, hanno immaginato - e costruito - una collina toscana e alla sua sommità l'archetipo di un piccolo villaggio italiano, con la sua piazza. Al centro della stessa, la statua di un cavaliere che non è Garibaldi né un sovrano sabaudo, ma un piccolo eroe-burattino, qui glorificato per il coraggio d'essere disobbediente.

Sullo sfondo della piazza, l'enorme bocca del famoso pescecane che inghiottì prima Geppetto, poi Pinocchio, e dove anche i visitatori, ridendo, possono "farsi divorare".

L'intero spazio, evocando la trasformazione di un pezzo di legno in burattino e di un burattino in bambino, ci ricorda che qui, in questo padiglione fieristico dell'anno 2002 si vuol partecipare al pubblico che viviamo nel "tempo in cui la natura si fa artificio". E l'artificio si farà persona, presto, con l'evoluzione della bioingegneria, con l'integrazione progressiva tra uomo e macchina, tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale. Ovvero quell'omologazione tra il naturale e l'artificiale che simbolicamente Pinocchio aveva già raggiunto. Arricchendo il "cervello artificiale" creato dal Politecnico Federale di Zurigo con i suoi professori e 35.000 allievi, con l'apporto solo all'apparenza modesto di una marionetta disubbidiente.

Grazie, Carlo Lorenzini detto il Collodi. Grazie!