"AQUA"
28 Novembre 2006

BATTERSI PER LE BALENE

Ahimè, sott’acqua non ho mai visto una balena né media né grande né tantomeno enorme.

Se m’accadesse vorrei essere in immersione all’isola Ruruto, non lontano da una coppia di fratello e sorella, Leonardo e Claudia Capodarte. Insieme hanno realizzato un film, con sequenze delle quali lei è protagonista, volteggia accanto a una piccola (si fa per dire) balena, la mamma segue i giochi della figlia, il padre (immensa ombra non lontana) controlla quel tratto d’Oceano. Non è un sogno, quello che ho evocato, ma è favola vera realizzata dai due Capodarte.

Tra i tanti ammiratori di quelle immagini, il sottoscritto che nel tema grandi cetacei coglie ogni occasione per condannare le puzzolenti navi baleniere giapponesi, norvegesi, islandesi che continuano il massacro dei nostri cugini acquatici. Perpetuando la vergogna delle stragi iniziate nel 1700 e proseguite nei due secoli e mezzo successivi.

Quando vengo intervistato sull’argomento, finisco con portare il discorso su incontri pacifici con le balene. Quelli resi oggi possibili da barche e navi da crociera, con programmi che vanno dal day-cruiser a navigazioni di una settimana. I loro equipaggi, aiutati da sofisticate attrezzature, sono in grado di localizzare e raggiungere le zone “frequentate” dai grandi cetacei, e di intercettare le loro rotte di migrazione. Come già decine e decine di migliaia di cetonauti vacanzieri, mi sento felice di imbarcarmi su queste navi e vedere da vicino balene e capodogli, fotografarli e anche “udirli” attraverso particolari strumenti sonori subacquei. Insomma, amo il whale-watching!

Forse già lo sapete, non è però inutile ricordare quanto il whale-watching sia fiorente branca dell’industria della vacanza a livello mondiale; con un giro di affari annuo, secondo calcoli di esperti, d’oltre un miliardo di euro. Nel 1998 la quota europea venne calcolata attorno al 10% del mercato mondiale, ma cinque anni dopo era già raddoppiata.

Agli esperti, amanti di parole difficili, la “megafauna carismatica”, ovvero il mondo animale che suscita curiosità (dagli orsi bianchi sui ghiacci, ai panda cinesi, alle balene) rende molto; non solo in valuta per “chi vende”; ma in divertimento e emozioni per “chi compra”. Sul piano morale il whale-watching oltre ad offrire la sorpresa degli incontri e il piacere di tornar a casa arricchiti di una importante esperienza, favorisce alcune conoscenze scientifiche, suggerisce una educazione ambientale. E contribuisce alla protezione e al moltiplicarsi dei “santuari dei cetacei”, amplificando indirettamente le campagne delle associazioni impegnate nella difesa del mare.

In Italia il whale-watching (lo ripeto, per chi se ne interessa per la prima volta) è caratterizzato da uscite che si concludono nell’arco della giornata: sorta di “ecoturismo cetologico” nelle acque del Canale di Sicilia (salpando da Pantelleria o da Lampedusa), ma ancor più nel Mar Ligure, in quell’area protetta chiamata “Santuario dei Cetacei”. Qui barche a vela e motore con skipper che sanno dove incontrare non solo balene, ma anche capodogli e specie rare di delfini, come lo zifio, mollano gli ormeggi dai porti di Imperia, Sanremo, Savona.

Oltre ai day-cruises, compagnie specializzate del whale-watching mondiale, propongono vacanze con mete esotiche, ad esempio alle Hawaii, volo e ospitalità d’una settimana su imbarcazioni perfettamente attrezzate. Oppure nella Baia Valdez, a sud dell’Argentina, o al largo dell’Alaska; oppure a Tonga, affascinante regno polinesiano che fu il primo paese al mondo (nel 1960) a proteggere il passaggio delle balene nelle sue acque (e da allora minaccia di prendere a cannonate i pescherecci giapponesi se si azzardano a varcare i confini inseguendo le prede proibite).

A proposito di chi è ritenuto il primo organizzatore di questo “gioco all’avvistamento” con conseguenza economica, si ricorda la prima postazione, nata per l’intraprendenza di un giovane entusiasta. Nel 1950, a poche miglia dalla costa californiana, sulle sommità di un monumento dedicato a un misconosciuto eroe onorato a San Diego, quel ragazzo saliva ogni giorno sereno; e di lassù, sulla testa dell’eroe dove s’apriva un terrazzino, osservava le balene passare vicine alla costa; annotò quali erano le ore migliori per vederle affiorare sperando di trarre profitto. Per un dollaro si mise a guidare al terrazzino chi sembrava nutrire la sua stessa curiosità, ebbe successo: su quella piccola terrazza si contarono diecimila visitatori già nel primo anno d’attività. Quanto basta a ritenere quest’episodio lo “storico” debutto mondiale del whale-watching a pagamento.

Poi, nel 1971, il Montreal Zoological Society, in Canada, organizzò la prima crociera “alle balene”, con l’offerta di bordeggiare le foci del San Lorenzo e la garanzia di veder emergere i giganti del mare a poca distanza. Un successo, subito imitato e moltiplicatosi. Oggi sono più di novanta le nazioni dove si pratica questa pacifica caccia.

Se non per ragioni morali o ecologiche, almeno per i profitti che offre, il whale-watching speriamo possa convertire gli ultimi balenieri in operatori turistici specializzati.

Purtroppo è per ora solo un desiderio, considerato che la crudele strage uccide crudelmente venticinquemila balene ogni anno, malgrado la moratoria del 1986.

La caccia non solo non diminuisce, ma s’accresce, portata da navi assassine che issano il menzognero e vile cartello “PER RICERCA” (la sola Norvegia ha ucciso ad oggi, “per ricerca” oltre mille “cuccioli” di balena).

In Italia Marevivo si sta battendo contro le stragi, in alleanza con i coraggiosi di Greenpeace.

Nel mondo sono decine i gruppi che si battono perché la strage s’arresti.

Nei mari dove la caccia si pratica, volontari coraggiosi intervengono non a parole e con proteste, ma con azioni sul campo. D’uno di loro fa parte Caterina Nitto. Rientrata recentemente in Italia dopo mesi “in prima linea” è già pronta a ripartire. La sostiene la rabbia, da quando ha visto «una balena difendere il suo piccolo e offrirsi all’arpione per salvarlo. Un animale eroico che ha agonizzato per due ore…».

Folco Quilici