"AQUA"
21 Aprile 2006

PROPOSTA PER UN MUSEO DEL MARE

Cosa poteva significare per me sognare, prima, e poi organizzare e realizzare un “Museo del Mare”?

E’ un interrogativo, questo, che ha forse iniziato a perseguitarmi da quando vidi nelle acque che s’estendono oltre le nostre spiagge e le nostre scogliere, non solo un elemento fisicamente estraneo alla mia natura di terrestre ma, proprio per questo, un confine che volevo e potevo superare. Così come erano riusciti tanti bipedi terrestri come me, già da migliaia di anni.

Il confine da superare sia in superficie, sia al di sotto della stessa.

Imperativo che mi suggerì molti anni orsono, non solo di violare quel confine, e di godere di quanto il mare offre come arricchimento umano e culturale, ma di documentare in film, collaborazioni giornalistiche e libri, quanto andavo vedendo (e qualche volta scoprendo).

Da un certo momento in poi, attorno agli anni Novanta, ho aggiunto a tanti desideri soddisfatti, uno molto diverso: far conoscere “il sesto continente” anche con un grande, spettacolare Museo dedicato al nostro mare.

Attenzione! Scrivo Museo, non Acquario, con tutto il rispetto per le grandi, e spettacolari, istituzioni di questa categoria, là dove si mostrano, viventi o no, forme di vita subacquea di mari e oceani.

No, io non desideravo “solo” questo.

Ma qualcosa di più completo, così come l’ho lentamente concepito in un progetto sviluppatosi di anno in anno. Adesso entrato in fase operativa.

Un Museo da sviluppare su due grandi temi paralleli: mare-natura e mare-uomo.

Per il primo tema (mare-natura), intendo che si mostri, sia dal vero sia con artifici d’avanguardia, le particolarità più rare di fondali e litorali della regione mediterranea interessata: le tempeste, le maree, le correnti, l’impatto sui fondali e coste. E la conoscenza del mondo subacqueo costiero e d’altura.

Pesci, squali, cetacei; grotte, formazioni coralline. E le specie aliene, come i barracuda, i pesci pappagallo e alghe tropicali.

Si dovrà tentar di mostrare la vita “in coppia” del pesce spada.

Si potrà creare la simulazione d’un attacco di squalo bianco.

Documentare la preziosa abnegazione di chi si dedica alla protezione della natura marina (ad esempio l’impegno di chi lavora per la sopravvivenza delle tartarughe, con la difesa delle loro ultime spiagge, la liberazione di quante finiscono all’amo o in rete).

Per lo sviluppo del secondo tema (mare-uomo) intendo mostrare questo rapporto con numerosi, spettacolari esempi; e anche in questo caso usando tecnologie avanzate virtuali e reali. Cito alcuni esempi, d’elementare evidenza, come il narrare l’epopea dalla barca, da quella di Ulisse ai giganti di oggi. Così come illustrare le meraviglie dei mezzi per penetrare il mistero della profondità (palombari di ieri, robot e DRdel futuro, il raggiungimento di profondità abissali).

Voglio che una grande sala del Museo racconti la pesca in alcuni dei più importanti suoi infiniti sistemi; quelli più famosi, come la tonnara. Ma anche le acquaculture, gli ecoprogrammi d’oggi.

Nella vasca dove si riprodurrà la vegetazione marina mediterranea, un palombaro nella sua antica attrezzatura, si calerà a determinate ore e parlerà con il pubblico spiegando l’importanza della biologia marina e i problemi dell’inquinamento.

Parlando di rapporto uomo-mare, un argomento soprattutto s’impone: illustrare come fossimo accanto a un gruppo di archeosub impegnati nella ricerca di tracce del passato. E così documentare e mostrare le avventure di alcuni straordinari recuperi, offrendo visioni olografiche in 3D delle grandi opere statuarie estratte dal fondo del Mediterraneo: dal Laocoonte oggi nei Musei Vaticani, ai bronzi di Riace, all’Hermes ritrovato nel Canale di Sicilia. Patrimonio che s’accumula da oltre due millenni ed ha un valore incalcolabile.

Anche per questo, il Museo andrà arricchito con una libreria del mare, scientifica e divulgativa; dove si raccoglieranno opere d’editoria, ma anche collezioni di oggi e di ieri della stampa periodica specializzata. E di una cine/videoteca dove siano raccolti film e programmi televisivi. Con i quali non solo quelle opere saranno conservate, ma si utilizzeranno organizzando cicli di proiezioni tematiche, sia per i visitatori, sia per scuole e istituti.

A quanto sino qui ho scritto, voglio aggiungere che per trasformare questo progetto in realtà fisica occorrerà, ovviamente, il concorso di un grande studio d’architettura da reperire con un Concorso Internazionale. E il simultaneo coinvolgimento dei tecnici capaci delle magie tecnologiche di simulazione realistica.

Si prospetta, inoltre, sin dalla prima fase progettuale, la necessità di un comitato scientifico di grande prestigio; sia per la parte archeologica, sia per la parte di biologia marina. E consulenti per la parte antropologica del rapporto uomo-mare e per la parte geologica. Di vitale importanza in un “mare di fuoco”, qual è il Mediterraneo.

Aggiungo che ho immaginato l’accesso del pubblico al Museo con l’uso di un ascensore a “forma” di batiscafo; “mezzo” dalla forma particolare in grado di suggerire al visitatore che si accinge a vivere una straordinaria esperienza, l’impressione di vivere un trasporto tra il reale e il fantascientifico, ovvero il passaggio dal mondo di superficie a quello sommerso che il Museo vuol contribuire a far conoscere.

Rispettando il doppio rapporto preposto in queste note; ovvero il confronto tra i due grandi temi “mare-natura” e “mare-uomo”, accenno infine al confronto che i visitatori del Museo potranno ritrovare quando percorreranno una lunga galleria che dalle sale espositive dell’edificio centrale, giungeranno al mare. Un passaggio, una lunga galleria da animare con vertiginosa serie di immagini colte sopra e sotto la superficie, e proposte al visitatore con tecnologia invasiva, ovvero non su schermi, ma “come fosse reale”. Trasformando virtualmente il visitatore in un delfino, in una creatura acquatica; infatti il soffitto della galleria farà credere al visitatore, con un gioco di luci, di ombre, di immagini, di trovarsi sotto la superficie marina, con onde e frangenti virtuali sopra la testa di chi avanza verso la sorpresa finale del Museo: una reale immersione.

La “galleria delle sorprese”, sbucherà infatti in un fondale marino reale. E il visitatore si troverà immerso nel fondale di una profonda e vasta piscina. La galleria, qui tutta trasparente, poggerà sul fondo e di lì il visitatore vivrà l’emozione di sentirsi attrezzato come un palombaro o un sommozzatore.

Alla sua destra e alla sua sinistra, la visione di questo sea-park ancora una volta sottolineerà la dualità del Museo. Presenterà infatti il mare-natura e il mare-uomo.

In uno spazio sarà “di scena”, il continuo spettacolo offerto da un fondale marino vivo tra i quali guizzerà la tipica fauna mediterranea (evoluzioni di tonni, e altri pesci d’altura; e, sul fondo, cernie, polpi, aragoste, murene e quant’altro popola le nostre scogliere; e tra fondo e superficie uno squalo guizzante; o testuggini marine; uno o più delfini). Sul lato opposto della galleria subacquea, la scenografia offrirà una scena da animare sul tema mare-uomo. In ore prefissate, veri sommozzatori simuleranno una ricerca e un recupero archeologico sottomarino. Nel relitto di una antica nave, opereranno con raccolta e trasporto in superficie di anfore, àncore, attrezzature; pantomima per mostrare come si svolgono queste difficili imprese, con il recupero simulato dei tesori preziosi che i visitatori avranno ammirato nelle sale interne del Museo.

La conclusione della visita al “mio” Museo, è ovviamente al mare. Quello che si spalanca in tutta la sua grandiosità davanti alla costa prescelta come sede del Museo stesso.

Al suo concludersi, il “percorso” sottomarino della galleria trasparente, risale alla superficie e porta il visitatore all’esterno. In un punto d’osservazione alto sulla barriera di protezione eretta tra riva e frangenti. Lo spettacolo goduto dal visitatore nel percorso interno, a questo punto si fonderà con l’emozione diretta. Il fisico contatto con il paesaggio, il vento, il profumo del salmastro, il concerto delle onde, la luce dell’orizzonte.

Folco Quilici